Distribuzioni Hybrid Exchange: cos’è e novità

Data: 25 Giugno 2026

Migliaia di aziende italiane lavorano oggi in un ambiente ibrido con alcune caselle di posta su server locali ed altre migrate su Exchange Online. È una configurazione diffusa, spesso frutto di migrazioni progressive, che porta con sé alcune difficoltà da affrontare. Tra queste, l’imminente fine del supporto a Exchange Web Services (EWS).

In questa guida trovi una spiegazione chiara di cosa si intende per distribuzione Hybrid Exchange e come funziona, un confronto tra il modello classico e quello moderno, e il dettaglio sul passaggio obbligatorio a Microsoft Graph con le date da segnare in agenda.

 

Che cos’è la distribuzione Hybrid Exchange e come funziona

Una distribuzione Hybrid Exchange è la configurazione che consente a un’organizzazione di unificare un ambiente di posta on-premise (Exchange Server installato nei propri datacenter) con Exchange Online, il servizio cloud di Microsoft incluso in Microsoft 365. Il risultato è un ambiente unico dal punto di vista dell’utente: si possono gestire calendari condivisi, visibilità della disponibilità, inoltro automatico di messaggi e rubrica globale tra utenti on-premise e utenti già migrati nel cloud.

In pratica, Exchange ibrido è una modalità di integrazione che richiede una configurazione specifica e che Microsoft suggerisce di impelementare attraverso l’Hybrid Configuration Wizard (HCW). Questo strumento supporta oggi due topologie principali:

Caratteristica Modello classico Modello moderno
Connessione Richiede connessioni HTTPS in entrata verso i server on-premise Non richiede connessioni in entrata: usa un Hybrid Agent
Certificati pubblici Necessari Non necessari
Deployment Più articolato, maggiore flessibilità Più rapido, configurazione semplificata
Limitazioni Nessuna limitazione funzionale significativa Alcune funzionalità avanzate non disponibili
Versioni supportate Exchange 2013, 2016, 2019, SE Exchange 2016, 2019, SE

 

Il modello classico è la scelta tradizionale: richiede che i server Exchange on-premise siano raggiungibili dall’esterno tramite connessioni HTTPS, il che implica la presenza di certificati SSL pubblici e la corretta apertura delle porte firewall. Offre la compatibilità più ampia, ma aggiunge complessità infrastrutturale.

Il modello moderno è stato introdotto per semplificare il deployment. L’Hybrid Agent, un componente software installato on-premise, stabilisce una connessione in uscita verso Microsoft 365 eliminando la necessità di configurare connessioni in entrata. Il vantaggio è evidente per le organizzazioni che non vogliono esporre infrastrutture on-premise a internet, ma alcune funzionalità restano esclusive del modello classico.

La scelta tra i due modelli dipende dall’infrastruttura esistente, dal livello di controllo richiesto e dalla versione di Exchange in uso. In entrambi i casi, la configurazione ibrida non risolve automaticamente tutte le sfide operative: la gestione delle liste di distribuzione e la coesistenza tra utenti cloud e on-premise restano punti da monitorare con attenzione.

 

Novità sulle distribuzioni Hybrid Exchange: il passaggio a Microsoft Graph

Se gestisci un ambiente Exchange ibrido, c’è una scadenza che non puoi ignorare: Microsoft ha annunciato il ritiro definitivo di Exchange Web Services (EWS) da Exchange Online.

EWS è il servizio che, fino ad oggi, ha garantito le funzionalità di rich coexistence negli ambienti ibridi, ossia: la possibilità per gli utenti on-premise di vedere la disponibilità dei colleghi in cloud, ricevere i MailTips e condividere le foto profilo. Dal 1° ottobre 2026, le richieste EWS da applicazioni non Microsoft verso Exchange Online inizieranno a essere bloccate. Il ritiro completo è fissato per il 1° aprile 2027.

Il sostituto è Microsoft Graph API, un’interfaccia moderna e più sicura su cui Microsoft sta concentrando tutto lo sviluppo futuro.

 

Cosa rischi se non aggiorni la tua infrastruttura

Se non aggiorni il workflow dell’infrastruttura ibrida a Microsoft Graph entro le date indicate, le funzionalità che dipendono ancora da EWS cesseranno di funzionare. In particolare:

  • Lookup Free/Busy (visibilità della disponibilità nei calendari tra on-premise e cloud)
  • MailTips (avvisi preventivi prima dell’invio di email, ad esempio su destinatari esterni o liste molto numerose)
  • Condivisione delle foto profilo tra utenti on-premise e Exchange Online

Queste funzionalità non scompaiono per chi usa esclusivamente Exchange Online: il problema riguarda solo le organizzazioni con mailbox ancora ospitate su server locali.

 

Il punto della situazione su Exchange 2016 e 2019

L’aggiornamento che introduce il supporto a Microsoft Graph per la rich coexistence è disponibile solo per Exchange Server SE (la versione successiva a Exchange 2019) e non sarà rilasciato per Exchange Server 2016 e 2019 che sono fuori supporto da ottobre 2025 e soggette a diverse limitazioni oltre alla perdita della coesistenza avanzata.
Per chi opera ancora su queste versioni si impone quindi una scelta strategica, da compiere alternativamente tra:

  • L’aggiornamento a Exchange Server SE (Subscription Edition): questa opzione è impossibile da versioni precedenti alla 2016; è invece realizzabile in modalità “in-place” a partire da Exchange Server 2019 CU15, oppure in modalità “side-by-side” in qualsiasi altra circostanza.
  • La dismissione completa dell’infrastruttura Exchange on-premise, completando la migrazione interamente nel cloud.

Nel primo caso, Il piano d’azione richiede due passaggi distinti: prima l’aggiornamento a Exchange Server SE con il hotfix di maggio 2026, poi la configurazione dell’applicazione ibrida dedicata che abilita le chiamate Graph in sostituzione di EWS.

 

FAQ: domande frequenti sulle distribuzioni Hybrid Exchange

Cosa succede se non si aggiorna il workflow a Microsoft Graph entro aprile 2027?

Si perderanno definitivamente le funzionalità di rich coexistence: Free/Busy, MailTips e condivisione delle foto profilo tra utenti on-premise e Exchange Online cesseranno di funzionare.

L’aggiornamento al supporto Graph è disponibile solo per Exchange Server SE e richiede il hotfix di maggio 2026 come prerequisito.

L’aggiornamento a Graph impatta anche chi usa solo Exchange Online?

No. La transizione da EWS a Microsoft Graph riguarda esclusivamente le organizzazioni che mantengono ambienti ibridi con caselle di posta ancora ospitate su server locali. Chi ha completato la migrazione a Exchange Online non è interessato dal blocco di EWS per la rich coexistence.

Come si sceglie tra modello ibrido classico e modello moderno?

Il modello classico è preferibile quando si ha già un’infrastruttura con certificati pubblici configurata e si necessita di compatibilità con Exchange 2013. Il modello moderno è più adatto quando si vuole minimizzare l’esposizione dei server on-premise a internet, riducendo la superficie di attacco e semplificando il firewall. La versione di Exchange in uso e i requisiti di sicurezza del perimetro sono i due fattori determinanti.

 

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