Business Continuity:
cos'è e come pianificarla in azienda
Un alert rosso illumina lo schermo del tuo CISO: un attacco ransomware ha appena criptato i server di produzione. Le operazioni sono bloccate, i dati inaccessibili. Ogni minuto che passa, la perdita economica aumenta in modo esponenziale.
Cosa succede adesso? Per molte aziende, questo scenario segna l’inizio di una crisi caotica e potenzialmente fatale. Per le organizzazioni resilienti, invece, è il momento in cui scatta un piano.
La business continuity è una disciplina strategica che prepara la tua organizzazione a resistere, reagire e ripartire a seguito di un qualsiasi evento critico. La sua implementazione trasforma l’incertezza e il caos generato da un evento imprevisto a una variabile gestita con successo.
Questa guida completa è pensata per le figure aziendali che hanno la responsabilità di proteggere il valore e il futuro della tua azienda e ti accompagna passo dopo passo alla scoperta di cos’è realmente la business continuity, perché è vitale per la tua organizzazione e, soprattutto, come puoi pianificarla in modo efficace.
Analizzeremo poi le differenze con concetti affini come il disaster recovery, esploreremo le fasi fondamentali per creare un piano solido e vedremo come la tecnologia sia un alleato indispensabile in questo percorso.
Cos'è la business continuity in parole semplici?
La business continuity è la capacità organizzativa che permette alla tua azienda di continuare a fornire prodotti o servizi a livelli predefiniti e accettabili anche a seguito di un incidente. Questa disciplina abbraccia l’intera organizzazione in modo trasversale che va ben oltre la sola infrastruttura IT. Un approccio maturo alla continuità operativa considera infatti l’insieme di questi elementi:
- Le persone: per assicurarsi che i dipendenti sappiano cosa fare, che siano al sicuro e che possano continuare a lavorare.
- I processi: per identificare le attività operative critiche che devono essere mantenute attive a ogni costo.
- La tecnologia: per garantire che i sistemi IT, le applicazioni e i dati siano resilienti e ripristinabili.
- I fornitori e i partner: per gestire la catena di approvvigionamento e assicurarsi che anche i partner esterni non diventino un punto di debolezza.
In sintesi, un piano di continuità non risponde semplicemente alla domanda “come ripristiniamo i server?”, ma piuttosto “come garantiamo che l’azienda continui a funzionare, a fatturare e a servire i clienti, qualunque cosa accada?”.
È un cambiamento di mentalità: dalla gestione del disastro alla gestione della resilienza.
La differenza chiave tra business continuity, disaster recovery e crisis management
Quando si parla di sicurezza e resilienza aziendale ci sono alcuni termini tecnici possono generare confusione. Proviamo a fare un po’ di chiarezza su tre concetti fondamentali che, pur essendo correlati, hanno scopi e ambiti di applicazione distinti.
Se la business continuity è la strategia generale che fa sì che l’azienda possa continuare a operare, il disaster recovery (DR) è una componente di questa strategia, ma con un focus specifico e tecnico. Riguarda l’insieme di procedure e tecnologie volte a ripristinare l’infrastruttura IT e i dati dopo un evento disastroso.
Se la business continuity si occupa di mantenere l’azienda operativa, il disaster recovery si occupa di far ripartire i sistemi che la supportano. Per questo, è fondamentale definire un piano di Disaster Recovery dettagliato che specifichi le modalità e le tempistiche di ripristino dei sistemi critici.
Il crisis management, o gestione della crisi, si concentra invece sugli aspetti reputazionali, comunicativi e decisionali durante un evento critico. Il suo obiettivo è proteggere l’immagine e la credibilità dell’azienda gestendo la comunicazione con gli stakeholder, i clienti, i dipendenti e i media. Una crisi potrebbe anche non comportare un’interruzione operativa (pensiamo a uno scandalo mediatico), ma richiede comunque un piano di gestione strutturato.
Un piano efficace integra tutte e tre queste discipline in un approccio coordinato.
Perché ogni azienda dovrebbe avere un piano di continuità operativa: i vantaggi
La creazione di un piano di continuità operativa è uno degli investimenti più strategici che la tua azienda possa fare. Ignorare la pianificazione significa infatti esporre l’azienda a una serie di rischi che possono comprometterne la sopravvivenza.
Vediamo i vantaggi concreti che un solido piano di business continuity può apportare alla tua attività:
- Minimizzazione delle perdite economiche: come sai, ogni minuto di inattività ha un costo. Un piano efficace riduce drasticamente i tempi di fermo, limitando l’impatto diretto sui ricavi e sulla produttività;
- Protezione della reputazione e della fiducia: dimostrare di essere preparati a gestire una crisi rafforza la fiducia di clienti, partner e investitori. Un’azienda che reagisce in modo rapido e controllato è un’azienda affidabile;
- Vantaggio competitivo: in caso di un evento che colpisca un intero settore, essere l’azienda che rimane operativa mentre i competitor sono in difficoltà può trasformare una minaccia in un’opportunità di mercato;
- Conformità normativa: sempre più normative (come il GDPR o alcune direttive per i settori critici) richiedono esplicitamente che le aziende dispongano di piani per garantire la continuità e la protezione dei dati. Avere un piano perciò può significare anche evitare pesanti sanzioni.
D’altra parte, le minacce che rendono necessario un piano sono sempre più varie e pervasive. Parliamo di attacchi informatici sofisticati come i ransomware, di disastri naturali (inondazioni, terremoti), di guasti hardware improvvisi o di semplici ma devastanti errori umani.
Proprio questi ultimi rappresentano una delle vulnerabilità più grandi, ed è per questo che un approccio completo alla continuità deve includere una solida strategia di Security Awareness Training per trasformare i dipendenti da anello debole a prima linea di difesa.
Le 3 fasi fondamentali per creare il tuo Business Continuity Plan (BCP)
Per creare un Business Continuity Plan (BCP) è necessario seguire un processo strutturato che richiede analisi, pianificazione e test ricorrenti.
Il BCP, infatti, non è un documento statico e immutabile; periodicamente è necessario aggiornarlo per permettergli di evolvere insieme alla tua azienda.
Vediamo nel dettaglio le tre macro-fasi che costituiscono il processo di realizzazione di un piano efficace.
Fase 1: Analisi e valutazione: la business impact analysis (BIA)
Questa fase è la più importante, ossia la base su cui si costruisce tutto il resto. Senza un’analisi approfondita, qualsiasi piano sarebbe basato su supposizioni e rischierebbe di essere inefficace. Il cuore di questa fase è la Business Impact Analysis (BIA).
Ma cos’è esattamente? La BIA è il processo formale attraverso cui identifichi le funzioni e i processi aziendali più critici e valuti l’impatto, sia quantitativo (economico) che qualitativo (reputazionale, operativo), che una loro interruzione avrebbe sull’intera organizzazione nel tempo.
A cosa serve? L’obiettivo della BIA è duplice: primo, ti permette di stabilire le priorità di ripristino. Non tutte le attività sono uguali: proprio per questo la BIA ti aiuta a capire cosa deve essere ripristinato in pochi minuti, cosa in qualche ora e cosa può attendere. Secondo, ti aiuta a identificare tutte le risorse necessarie (persone, tecnologie, infrastrutture) per supportare queste funzioni critiche.
Perché è così importante? Senza una BIA, rischieresti di investire tempo e denaro per proteggere le risorse sbagliate o di definire tempi di ripristino inadeguati. È un processo guidato dai dati, non dalle sensazioni, che ti fornisce la mappa esatta delle vulnerabilità e delle priorità della tua azienda.
Uno degli output più importanti di questa analisi è la definizione delle metriche chiave per il ripristino, ovvero i parametri RTO e RPO (Recovery Time Objective e Recovery Point Objective), che determinano rispettivamente il tempo massimo di fermo tollerabile e la quantità massima di dati che puoi permetterti di perdere.
Fase 2: Sviluppo e strategia
Una volta completata l’analisi e definite le priorità, è il momento di tradurre queste informazioni in un piano d’azione. In questa fase si sviluppano le strategie di continuità e si redige il Business Continuity Plan vero e proprio.
Il documento deve essere chiaro, conciso e facilmente accessibile e dovrà contenere:
- Le strategie di recupero per ogni processo critico.
- La definizione del team di gestione della continuità, con ruoli e responsabilità ben definiti.
- Le procedure di attivazione del piano e i protocolli di comunicazione interna ed esterna.
- Le checklist operative che guidano le persone nelle loro attività durante l’emergenza.
- Tutte le informazioni di contatto e le risorse necessarie per l’implementazione del piano.
È in questa fase che si prendono le decisioni chiave su quali tecnologie e approcci adottare per raggiungere gli obiettivi definiti nella BIA.
Fase 3: Test e miglioramento continuo
Un piano che non viene mai testato rimane solo un documento teorico.
Per essere certi della sua efficacia, è fondamentale sottoporre il BCP a test e revisioni periodiche. Questa fase garantisce che il piano funzioni nel mondo reale e che le persone siano pronte ad agire.
Le attività di test possono includere:
- Revisioni del piano: una lettura e discussione di gruppo per identificare lacune o incongruenze.
- Simulazioni teoriche (tabletop exercise): il team di gestione si riunisce per discutere uno scenario di crisi ipotetico e validare le procedure decisionali.
- Test funzionali: test specifici su singole componenti del piano, come il ripristino di un backup o l’attivazione di un sito alternativo.
Ogni test deve essere seguito da un’analisi dei risultati per identificare le aree di miglioramento. Il Business Continuity Plan è un ciclo virtuoso: si analizza, si pianifica, si testa e si migliora costantemente, per garantire che la tua azienda sia sempre pronta ad affrontare la prossima sfida.
Tecnologie e attività fondamentali per la business continuity
Una strategia di continuità operativa non può prescindere da una solida infrastruttura tecnologica. La tecnologia non è solo l’elemento da proteggere, ma è soprattutto l’abilitatore che rende possibile la resilienza. Vediamo quali sono le tecnologie e le attività fondamentali per una corretta ed efficace gestione della continuità del business.
La cyber security costituisce la prima linea di difesa. Il suo obiettivo principale è la prevenzione, ossia, mettere in campo tutte le misure necessarie a evitare che un incidente di sicurezza accada.
Un attacco ransomware, ad esempio, oltre a costituire una violazione di dati è una delle cause più comuni di interruzione totale del business. Per questo, una strategia di sicurezza è essenziale e deve includere il monitoraggio proattivo delle minacce, possibile grazie a un servizio di SOC as a Service, e una solida protezione dei punti di ingresso più vulnerabili con soluzioni di Endpoint Protection.
Il disaster recovery, come abbiamo visto, è la pratica della continuità operativa sul fronte IT. Quando la prevenzione non basta e l’incidente si verifica, la strategia di DR entra in azione per il ripristino rapido di sistemi, applicazioni e dati. Una moderna strategia è progettata per rispettare gli obiettivi di RTO e RPO definiti nella Business Impact Analysis, garantendo che il ripristino avvenga nei tempi e con le modalità richieste dal business.
Il cloud ha costituito una vera e propria rivoluzione nell’approccio alla business continuity. Le soluzioni basate sul cloud offrono un livello di resilienza, flessibilità e scalabilità impensabile con le infrastrutture tradizionali. Permettono di implementare strategie di backup e disaster recovery più efficienti e meno costose, garantiscono l’accesso a dati e applicazioni da qualsiasi luogo, fondamentale in scenari di lavoro remoto forzato, e riducono la dipendenza da una singola sede fisica.
Domande frequenti sulla business continuity
Per concludere, abbiamo raccolto alcune delle domande più comuni sulla continuità operativa, fornendo risposte chiare e dirette per aiutarti a chiarire ogni dubbio.
Cosa si intende per business continuity?
Ad oggi è già possibile contare sul framework proprietario JULK che integra machine learning, deep learning e generative AI in grado di potenziare i già altamente performanti servizi SOC di WeAreProject nelle aree:
- Monitoring con l’Advanced Correlation Historical Tickets
- Action grazie a Proactive & Predictive Actions
- Prevention con l’aggiunta dei Custom Controls
- Response in virtù delle Tactical Analysis
Quali sono le tre fasi che costituiscono un buon business continuity plan?
Un buon Business Continuity Plan si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali:
- Analisi e Valutazione, in cui si identificano i rischi e i processi critici tramite una Business Impact Analysis (BIA);
- Sviluppo e Strategia, in cui si definiscono le procedure di recupero e si redige il piano;
- Test e Miglioramento Continuo, in cui si valida e si aggiorna regolarmente il piano attraverso esercitazioni e revisioni.
Quali sono i compiti di un business continuity manager?
Un Business Continuity Manager è il responsabile della supervisione e del coordinamento dell’intero programma di continuità operativa. I suoi compiti includono la conduzione della BIA, lo sviluppo e la manutenzione del BCP, la pianificazione e l’esecuzione dei test, la formazione del personale e il coordinamento della risposta durante un’emergenza, assicurando che il piano sia sempre aggiornato e allineato agli obiettivi aziendali.
Qual è la differenza tra business continuity e crisis management?
La business continuity si concentra sul mantenimento delle operazioni aziendali durante un’interruzione. Il suo obiettivo è far sì che l’azienda continui a funzionare. Il crisis management, invece, si concentra sulla gestione della reputazione e della comunicazione dell’azienda durante una crisi. Il suo obiettivo è proteggere l’immagine del brand e mantenere la fiducia degli stakeholder. Sono due discipline complementari ma distinte.
Costruisci la tua resilienza con WeAreProject
Creare e mantenere un Business Continuity Plan strategico è un percorso complesso che richiede una visione d’insieme, competenze tecniche e un impegno costante. In WeAreProject, non ci limitiamo a fornirti gli strumenti; ti affianchiamo come partner strategico per progettare e implementare una vera e propria strategia di resilienza su misura per la tua azienda.
Il nostro approccio integrato si basa su tre pilastri fondamentali che fanno la differenza:
- Cybersecurity Advisory: partiamo dalle fondamenta, affiancandoti nella valutazione del Cyber Risk e nella conduzione della Business Impact Analysis. Insieme, definiamo la strategia, fissiamo gli obiettivi e stabiliamo gli interventi prioritari per costruire un piano che sia realmente funzionale al tuo business.
- High Value Tech Solutions: traduciamo la strategia in realtà. Implementiamo, integriamo e gestiamo le soluzioni tecnologiche più evolute e sinergiche per proteggere in modo proattivo i tuoi asset critici, dalle reti agli endpoint, dai dati alle applicazioni.
- Managed Security Services: la resilienza è un impegno costante. Attraverso i nostri servizi totalmente gestiti e erogati dal nostro C-SOC H24, potenziato dall’Intelligenza Artificiale, garantiamo un monitoraggio esteso e multilivello. In questo modo, il tuo piano di continuità non è solo un documento, ma una difesa attiva e dinamica contro le minacce in tempo reale.
Trasforma la tua business continuity da un progetto a una certezza strategica. Contattaci per scoprire come possiamo aiutarti a rendere la tua azienda più sicura e resiliente.